Illegittimo l’accertamento integrativo basato su una diversa valutazione degli atti

Il nuovo avviso di accertamento con il quale il Fisco determini una pretesa tributaria maggiore di quella risultante dall’atto originario, sulla base di una diversa, o più approfondita, valutazione del materiale probatorio già acquisito dall’ufficio, deve ritenersi illegittimo e quindi va annullato (Corte di Cassazione – Sentenza 18 ottobre 2018, n. 26191)

FATTO

L’Agenzia delle Entrate ha emesso nei confronti del contribuente un primo avviso di accertamento contestando la contabilizzazione di alcune fatture di acquisti provenienti da una società cd. “cartiera”; in altri termini, fatture di acquisti per operazioni inesistenti.
Successivamente ha emesso un secondo avviso di accertamento, integrativo, contestando un’ulteriore fattura della medesima società, e di conseguenza una maggiore pretesa tributaria.
Su ricorso del contribuente, i giudici tributari hanno confermato la legittimità del secondo avviso di accertamento, affermando che in relazione alla contestazione di operazioni soggettivamente inesistenti, opera la presunzione di consapevolezza di partecipare all’operazione fraudolenta, salvo prova contraria a carico del contribuente.
La decisione dei giudici tributari è stata impugnata dal contribuente contestando l’illegittimità dell’avviso di accertamento integrativo, in quanto riferito alle medesime contestazioni già oggetto del precedente avviso di accertamento relativo al medesimo anno di imposta, e dunque in violazione del presupposto necessario di elementi sopravvenuti non conosciuti, né conoscibili per l’Ufficio al momento dell’emissione del primo atto di accertamento.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE

Riformando la decisione dei giudici, con dichiarazione di illegittimità dell’avviso di accertamento integrativo, la Corte di Cassazione ha precisato che in tema di accertamento delle imposte sui redditi, il presupposto per l’integrazione o modificazione in aumento dell’avviso di accertamento, mediante notificazione di nuovi avvisi, è costituito dal dato oggettivo che gli elementi posti a base del nuovo atto siano nuovi, il che evidentemente non ricorre in presenza di diversa, o più approfondita, valutazione del materiale probatorio già acquisito dall’ufficio, dovendosi ritenere che con l’emissione dell’avviso di rettifica l’amministrazione consuma il proprio potere di accertamento in relazione agli elementi posti a sua disposizione. I nuovi elementi, venuti a conoscenza dell’ufficio dopo la notifica dell’accertamento, devono essere adeguatamente portati a conoscenza del destinatario attraverso la motivazione del nuovo atto, ed il richiamo ad essi non può essere del tutto generico, ma deve contenerne una descrizione, sia pur sintetica, al fine di consentire al contribuente un’adeguata difesa.
Sulla base di tali considerazioni, dunque, può ritenersi legittimo l’avviso di accertamento emesso sulla base di dati già conosciuti da un ufficio fiscale, ma non ancora in possesso di quello che ha emesso l’avviso di accertamento iniziale al momento dell’adozione di esso; oppure quando un soggetto, destinatario di un primo avviso di accertamento in qualità di amministratore di una società, sia stato accertato essere, a seguito di un successivo atto ispettivo, titolare unico della suddetta impresa e, quindi, del relativo reddito.
Viceversa l’emissione di un accertamento integrativo (in aumento) deve ritenersi ingiustificata, qualora la violazione contestata sia basata sugli stessi elementi già oggetto del primo atto accertativo (fatture per operazioni inesistenti), ma non sia stata adeguatamente valutata dall’ufficio (un fattura ulteriore della medesima “società cartiera” non indicata nel primo atto di accertamento). La mancanza di elementi nuovi rende illegittima l’emissione dell’avviso di accertamento integrativo, che pertanto deve essere annullato.

Modalità di calcolo del pro-rata per il gruppo IVA

il Fisco chiarisce che nel primo anno di operatività la detrazione del gruppo IVA è determinata in base ad un pro-rata determinato presuntivamente (Agenzia delle entrate –  Principio di diritto n. 7 del 19 ottobre 2017)

È possibile la costituzione di un gruppo IVA ai soggetti passivi d’imposta, esercenti attività d’impresa, arte o professione. A tal fine le società neocostituite che abbiano posto in essere atti idonei a manifestare l’intenzione d’esercizio di un’attività economica possono optare per l’adesione ad un gruppo IVA, giacché, anche l’intenzione di avviare un’impresa, resa oggettivamente evidente dall’effettuazione di spese di investimento o di attività programmatorie, è idonea ad attribuire all’imprenditore la qualifica di soggetto passivo. Inoltre, il gruppo IVA, soggetto passivo d’imposta unico che ingloba la soggettività dei membri, calcola il pro-rata di detrazione come ogni altro soggetto passivo d’imposta e dunque, secondo le previsioni di cui agli articoli 19, comma 5 e 19-bis del DPR 26 ottobre 1972, n. 633 del 1972.

Nel primo anno di operatività la detrazione del gruppo IVA è determinata in base ad un pro-rata determinato presuntivamente. È salvo il conguaglio alla fine dell’anno. Il calcolo del pro-rata provvisorio del gruppo IVA va effettuato impiegando criteri coerenti con la natura del soggetto passivo d’imposta unico e con le regole che disciplinano le operazioni poste in essere dallo stesso per il tramite dei suoi membri.

Denuncia Aziendale: adeguamento al nuovo sistema “Gestione deleghe”

In previsione del passaggio dal sistema DMAG al sistema Uniemens è stato disciplinato il sistema di profilazione dei soggetti abilitati agli adempimenti per le aziende agricole. Tale nuovo sistema di autenticazione ha reso necessarie alcune implementazioni anche nella procedura di trasmissione telematica della denuncia aziendale (Messaggio Inps n. 3879/2018).

L’attività d’iscrizione di una azienda agricola è possibile solo per i soggetti in possesso di un PIN creato per i seguenti profili associazioni di categoria; intermediario; azienda che opera tramite il proprio rappresentante legale.
Al momento dell’accesso, in base al profilo utilizzato, la procedura opererà un primo controllo sulla validità del codice fiscale associato all’azienda.
Il sistema controllerà per ciascun profilo, che non sia già presente altra denuncia aziendale per lo stesso codice fiscale e, in caso di esito positivo, con un apposito messaggio riepilogherà le disposizioni vigenti sull’univocità della posizione contributiva.
Consultando la funzionalità “gestione D.A. inviate”, si potranno visualizzare, ed eventualmente modificare, tutte le denunce relative ai CIDA per i quali si è in possesso di una delega Uniemens attiva, nonché le bozze di denunce aziendali senza CIDA compilate dall’utente.
Al fine di agevolare le aziende e/o gli intermediari nella compilazione di una nuova denuncia aziendale, il sistema effettuerà il precaricamento nel Quadro B “anagrafica azienda” dei seguenti dati: Persona Fisica/Persona Giuridica, Nome e Cognome/Ragione Sociale, data di nascita, sesso, luogo di nascita.
Nel caso in cui nel modello di denuncia venga compilato il campo relativo alle “agenzie di somministrazione,” sarà obbligatorio compilare anche il campo relativo alle “autorizzazioni” nel Quadro L (autorizzazione rilasciata ai sensi del D.lgs n. 276/03 oppure autorizzazione provvisoria).

In fase di approvazione della denuncia, nell’ipotesi in cui nella D.A. presa in esame risultino terreni già denunciati in altra D.A., l’utente verrà contattato dalla Struttura territorialmente competente per fornire chiarimenti in merito, così come nel caso in cui risultino contratti (affitto, comodato, ecc.) già scaduti.

Prestazione lavoro occasionale: aggiornamento della scheda anagrafica

Con riferimento al Libretto famiglia e al Contratto di prestazione occasionale, si forniscono indicazioni sull’utilizzo della piattaforma informatica ai fini dell’accesso alle prestazioni in argomento.

In particolare, per l’accesso alle prestazioni del Libretto famiglia e del Contratto di prestazione occasionale, gli utilizzatori devono registrarsi preventivamente sul sito Inps utilizzando, autocertificando l’eventuale appartenenza ad una delle seguenti categorie: titolari di pensione di vecchiaia o di invalidità; giovani con meno di venticinque anni di età, se regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso un istituto scolastico di qualsiasi ordine e grado ovvero a un ciclo di studi presso l’università; persone disoccupate; percettori di prestazioni integrative del salario, di reddito di inclusione (REI o SIA, che costituisce la prestazione di sostegno all’inclusione attualmente vigente e destinata ad essere sostituita dal REI), ovvero di altre prestazioni di sostegno del reddito.
I prestatori medesimi devono aggiornare tempestivamente la propria scheda anagrafica indicando lo status giuridico attraverso una delle seguenti modalità:
a) accesso alla piattaforma telematica con l’utilizzo delle proprie credenziali personali (PIN INPS, credenziali SPID – Sistema Pubblico di Identità Digitale, CNS – Carta Nazionale dei Servizi);
b) ricorso ai servizi di contact center INPS, raggiungibili da rete fissa (803 164), da telefonia mobile (06 164 164) e attraverso internet (Voip e Skype). Anche in tal caso, si ricorda che è preliminarmente necessario che il lavoratore risulti in possesso delle credenziali personali (PIN INPS, credenziali SPID – Sistema Pubblico di Identità Digitale, CNS – Carta Nazionale dei Servizi);
c) tramite intermediari o enti di patronato.
Qualora l’utilizzatore sia un’impresa del settore agricolo, un’azienda alberghiera o una struttura ricettiva del settore del turismo, oppure altro datore di lavoro che intende usufruire del regime di computo del limite economico previsto dalla legge per utilizzatore, in assenza di aggiornamento della scheda anagrafica, la procedura trasmette un’apposita segnalazione con la quale viene ricordata la necessità che il prestatore aggiorni la propria scheda anagrafica e viene bloccata l’acquisizione della dichiarazione. In tali casi, la prestazione a favore di impresa del settore agricolo, azienda alberghiera o struttura ricettiva non potrà essere svolta. Negli altri casi, la dichiarazione potrà essere acquisita senza l’indicazione di voler fruire del particolare regime di computo del limite economico previsto per utilizzatore.

Chiarimenti sulla scissione totale non proporzionale

Precisazioni sulla valutazione anti-abuso scissione totale non proporzionale (Agenzia delle Entrate – Risposta 19 ottobre 2018, n. 40).

Il caso di specie si sostanzia nella scissione totale non proporzionale della società istante, mediante la quale tutto il patrimonio sociale della società istante, fatto salvo un modesto conguaglio compensatorio il cui trattamento fiscale non è oggetto della presente risposta, sarà omogeneamente suddiviso fra due nuove società (esercenti attività di gestione di immobili) facenti capo alle due sorelle attuali socie della società istante.
In linea di principio, l’operazione di scissione è fiscalmente neutrale, e il passaggio del patrimonio della società scissa a una o più società beneficiarie – che non usufruiscano di un sistema di tassazione agevolato – non determina la fuoriuscita degli elementi trasferiti dal regime ordinario d’impresa.
In particolare, i plusvalori relativi ai componenti patrimoniali trasferiti dalla scissa alla società beneficiaria, mantenuti provvisoriamente latenti dall’operazione in argomento, concorreranno alla formazione del reddito secondo le ordinarie regole impositive vigenti al momento in cui i beni fuoriusciranno dalla cerchia dei beni relativi all’impresa, ossia, verranno ceduti a titolo oneroso, diverranno oggetto di risarcimento (anche in forma assicurativa) per la loro perdita o danneggiamento, verranno assegnati ai soci, ovvero destinati a finalità estranee all’esercizio dell’impresa.
Sulla base delle dichiarazioni e delle affermazioni dell’istante nonché dell’analisi del contenuto dell’istanza di interpello e della relativa documentazione integrativa sinteticamente riportate nell’esposizione del quesito, si ritiene che l’operazione di scissione parziale rappresentata non comporti il conseguimento di alcun vantaggio fiscale indebito, non ravvisandosi alcun contrasto con la ratio di disposizioni tributarie o con i principi dell’ordinamento tributario. La scissione in esame appare, infatti, operazione fisiologica per consentire la divisione delle attività di gestione immobiliare tra le due società.