L’erede dell’erede non beneficia delle quote residue del bonus ristrutturazioni

Il coniuge superstite, in qualità di erede, non può beneficiare delle quote residue del bonus ristrutturazioni acquisite dalla moglie deceduta a seguito del decesso del padre che aveva sostenuto le spese agevolabili (Agenzia delle Entrate – Risposta 20 settembre 2021, n. 612)

La questione sottoposta all’esame dell’Agenzia delle Entrate riguarda la trasferibilità mortis causa tra eredi delle quote residue del bonus ristrutturazioni.
Nella fattispecie, la moglie del contribuente ha ereditato, insieme ad altri coeredi, in seguito alla morte del padre, un immobile in relazione al quale il de cuius era titolare di detrazioni per spese relative ad interventi di recupero del patrimonio edilizio. Per effetto della successione, la moglie ha acquisito anche il diritto ad una quota delle detrazioni residue spettanti al de cuius, tenuto conto che l’immobile ereditato rimaneva nella disponibilità di tutti gli eredi, non essendo locato né occupato da alcun erede.
Relativamente alla quota parte del rateo annuale del 2019, la detrazione non è stata fruita dalla moglie in quanto fiscalmente a carico del contribuente per assenza di reddito, né è stata fruita da quest’ultimo.
A seguito della morte della moglie, il contribuente ha ereditato, insieme alla figlia, la quota di proprietà dell’immobile acquisito dalla stessa in eredità dal padre defunto.
Si chiede:
– se il contribuente possa beneficiare delle quote residue del bonus ristrutturazioni attribuite alla moglie;
– se nel computo della rata dell’anno in corso sia possibile considerare la detrazione non fruita nell’anno precedente;
– se il contribuente possa fruire anche della quota di detrazione spettante alla figlia fiscalmente a proprio carico, in quanto studentessa universitaria senza redditi.

Secondo la disciplina agevolativa del “bonus ristrutturazioni” in caso di decesso dell’avente diritto, la fruizione del beneficio fiscale si trasmette, per intero, esclusivamente all’erede che conservi la detenzione materiale e diretta del bene.
A tal proposito, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che in caso di acquisizione dell’immobile per successione, le quote residue di detrazione si trasferiscono per intero esclusivamente all’erede o agli eredi che conservano la detenzione materiale e diretta dell’immobile. In sostanza, la detrazione compete a chi può disporre dell’immobile, a prescindere dalla circostanza che lo abbia adibito a propria abitazione principale.
Se la detenzione materiale e diretta dell’immobile è esercitata congiuntamente da più eredi, la detrazione è ripartita tra gli stessi in parti uguali.
La condizione della “detenzione materiale e diretta del bene” deve sussistere non solo per l’anno dell’accettazione dell’eredità, ma anche per ciascun anno per il quale il contribuente intenda fruire delle residue rate di detrazione.
In caso di vendita o di donazione da parte dell’erede che ha la detenzione materiale e diretta del bene, le quote residue della detrazione non fruite da questi non si trasferiscono all’acquirente/donatario neanche nell’ipotesi in cui la vendita o la donazione siano effettuate nel medesimo anno di accettazione dell’eredità.
Sulla base di tale principio, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che, in caso di decesso dell’erede che ha acquisito le quote di detrazione non fruite dal de cuius che ha sostenuto le spese agevolabili, le quote residue non si trasferiscano al successivo erede.
Pertanto, nel caso di specie, il contribuente, in qualità di erede, non può beneficiare delle quote residue della detrazione acquisite dalla moglie deceduta a seguito del decesso del padre che aveva sostenuto le spese.

Ultimi chiarimenti dal Fisco sul Cfp Sostegni

FornitI chiarimenti sul contributo a fondo perduto non spettante e su quello spettante ad una associazione (Agenzia delle Entrate – risposte 17 settembre 2021, n. 605 e 20 settembre 2021, n. 617).

L’avvocato, che partecipa in un’associazione professionale costituita ad aprile 2020, nel calcolo del contributo a fondo perduto del decreto Sostegni deve considerare, oltre al fatturato individuale, anche gli effetti dell’acquisizione della clientela proveniente dai professionisti che hanno costituito l’associazione, sia in relazione alle modalità di determinazione della soglia massima dei compensi, tenendo conto del fatturato generato dalla predetta clientela nella misura in cui sia stata trasferita nella gestione associata, sia per quanto riguarda la quantificazione della riduzione del fatturato, calcolando le medie dei periodi di riferimento avendo cura di considerare sia il fatturato dell’associazione sia quello dei clienti dei professionisti trasferiti allo studio associato.

Inoltre, il contribuente che ha percepito il contributo a fondo perduto previsto dal decreto Sostegni e che successivamente si accorge di non averne diritto e spontaneamente intende restituirlo non è soggetto a sanzioni ma al solo calcolo degli interessi.

Emergenza pandemica: trattamento fiscale dei contributi

Il Fisco fornisce alcuni chiarimenti sul trattamento fiscale degli “aiuti”, a livello statale e regionale, erogati durante e/o a causa dell’emergenza pandemica (Agenzia dell’entrate – Risposta n. 618 del 20 settembre 2021)

Non concorrono alla formazione del reddito imponibile ai fini delle imposte sui redditi e del valore della produzione ai fini dell’imposta regionale sulle attività produttive (IRAP) «i contributi e le indennità di qualsiasi natura erogati»:
a) in via eccezionale a seguito dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 (seppur diversi da quelli esistenti prima della medesima emergenza);
b) da chiunque erogati;
c) spettanti ai soggetti esercenti impresa, arte o professione, nonché ai lavoratori autonomi;
d) indipendentemente dalle modalità di fruizione e contabilizzazione.
Per quanto concerne la compilazione dei modelli dichiarativi, si rammenta che nella “Tabella codici aiuti di Stato” posta in calce alle istruzioni dei modelli REDDITI sono espressamente ricompresi:
Codice 20 – Contributo a fondo perduto i soggetti colpiti dall’emergenza epidemiologica “Covid-19” Art. 25, D.L. n. 34/2020;
Codice 60 – Credito d’imposta canoni di locazione degli immobili a uso non abitativo e affitto d’azienda Art. 28 D.L. n. 34/2020;
Codice 58 – Credito d’imposta Commissioni per pagamenti elettronici Art. 22, D.L. n. 124/2019.

Superbonus: installazione di impianti solari fotovoltaici

In materia di Superbonus, forniti chiarimenti sull’installazione di impianti solari (Agenzia delle entrate – Risposta 20 settembre 2021, n. 614).

Nel caso di specie, il contribuente intende realizzare un intervento di riqualificazione energetica su un edificio unifamiliare detenuto in comodato d’uso registrato, rientrante nell’ambito di applicazione del superbonus previsto dall’articolo 119 del decreto legge 19 maggio 2020 n. 34 (decreto Rilancio).
In particolare, l’Istante vorrebbe realizzare come intervento “trainato” un impianto fotovoltaico “a servizio dell’abitazione con l’impianto e le relative apparecchiature realizzate all’interno dell’unità immobiliare sopra citata, mentre la posa dei soli pannelli solari,sulla falda del tetto dell’edificio adiacente all’edificio oggetto dell’intervento”, e del quale risulta essere “coopropietario”.
Ciò posto, chiede se è possibile beneficiare del Superbonus “per l’impianto con i pannelli solari installati sull’altra falda del tetto, come sopra indicato, a causa di disposizioni e regolamenti edilizi locali”.
Con riferimento alla possibilità di accedere al Superbonus in relazione alle spese per la realizzazione di un impianto fotovoltaico al servizio dell’abitazione, ma con pannelli solari installati sulla falda del tetto dell’edificio adiacente di cui il contribuente è comproprietario, l’Agenzia ritiene che – nel presupposto che sussistano tutti i requisiti previsti per la fruizione della normativa agevolativa e, in particolare, che venga effettivamente realizzato un intervento trainante sull’edificio che verrà servito dall’impianto fotovoltaico – l’Istante possa fruire del Superbonus per tale intervento anche quando l’installazione è effettuata su un edificio diverso da quello oggetto degli interventi agevolati su cui detiene la comproprietà dell’area necessaria all’installazione stessa.

Comunicazione per la fruizione del credito d’imposta ACE

20 SETT 2021 Definite le modalità, i termini di presentazione e il contenuto della comunicazione per la fruizione del credito d’imposta e le modalità attuative per la cessione del credito e approvato il modello di “Comunicazione per la fruizione del credito d’imposta ACE” (AGENZIA DELLE ENTRATE – Provvedimento 17 settembre 2021, n. 238235)

 

I soggetti aventi i requisiti previsti dal Decreto per accedere al credito d’imposta in oggetto comunicano all’Agenzia delle entrate la variazione in aumento del capitale proprio nel periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2020 rispetto a quello esistente alla chiusura del periodo d’imposta precedente, il rendimento nozionale calcolato sulla base dell’aliquota del 15 per cento ed il credito d’imposta calcolato applicando al rendimento nozionale le aliquote previste dagli articoli 11 e 77 del TUIR.
La Comunicazione ACE è inviata esclusivamente con modalità telematiche, direttamente dal beneficiario oppure avvalendosi di un soggetto incaricato della trasmissione delle dichiarazioni, mediante i canali telematici dell’Agenzia delle entrate, nel rispetto dei requisiti definiti dalle specifiche tecniche allegate al presente provvedimento. Eventuali aggiornamenti delle specifiche tecniche saranno pubblicati nell’apposita sezione del sito internet dell’Agenzia delle entrate e ne sarà data relativa comunicazione.
A seguito della presentazione della Comunicazione ACE è rilasciata, entro 5 giorni, una ricevuta che ne attesta la presa in carico, ovvero lo scarto, con l’indicazione delle relative motivazioni. La ricevuta viene messa a disposizione del soggetto che ha trasmesso la Comunicazione ACE, nell’area riservata del sito internet dell’Agenzia delle entrate.
La Comunicazione ACE può essere inviata dal 20 novembre 2021 fino alla scadenza del termine ordinario per la presentazione della dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2020. Per i soggetti con periodo d’imposta non coincidente con l’anno solare tale termine cade l’ultimo giorno dell’undicesimo mese successivo alla data indicata nel campo “Data fine periodo d’imposta” del modello di cui al punto La Comunicazione ACE può essere inviata con riferimento a uno o più incrementi di capitale proprio; in caso di incrementi successivi vanno presentate ulteriori Comunicazioni ACE distinte senza riportare gli incrementi indicati nelle Comunicazioni ACE già presentate.
Nello stesso periodo è possibile:
a) rettificare una Comunicazione ACE già inviata, inviando una nuova Comunicazione ACE che sostituisce integralmente quella precedentemente trasmessa. Restano validi gli utilizzi del credito d’imposta riconosciuto sulla base della Comunicazione ACE oggetto di rettifica, fino a concorrenza del minor importo tra il credito risultante dalla predetta Comunicazione ACE e quello risultante dalla Comunicazione ACE rettificativa;
b) presentare la rinuncia integrale al credito d’imposta precedentemente comunicato.
Al Centro Operativo Servizi Fiscali di Cagliari è demandata la competenza per gli adempimenti conseguenti alla gestione della Comunicazione ACE.
Entro trenta giorni dalla data di presentazione delle singole Comunicazioni ACE, l’Agenzia delle entrate comunica ai richiedenti il riconoscimento ovvero il diniego del credito d’imposta. Fermo restando quanto previsto nel periodo precedente, relativamente alle Comunicazioni ACE per le quali l’ammontare del credito d’imposta fruibile sia superiore a 150.000 euro il credito è utilizzabile in esito alle verifiche fatte. L’Agenzia delle entrate comunica l’autorizzazione all’utilizzo del credito d’imposta qualora non sussistano motivi ostativi.
Il credito d’imposta può essere utilizzato, previa comunicazione del riconoscimento del credito di cui al punto precedente, dal giorno successivo a quello di avvenuto versamento del conferimento in denaro o dal giorno successivo alla rinuncia o alla compensazione di crediti ovvero dal giorno successivo alla delibera dell’assemblea di destinare, in tutto o in parte, a riserva l’utile di esercizio.
Il credito d’imposta può essere utilizzato in compensazione, oppure può essere chiesto a rimborso nella dichiarazione dei redditi nella quale il credito d’imposta va indicato. In alternativa, il credito può essere ceduto con facoltà di successiva cessione del credito ad altri soggetti, ed è usufruito dal cessionario con le stesse modalità previste per il soggetto cedente.
Ai fini dell’utilizzo in compensazione del credito d’imposta:
a) il modello F24 è presentato esclusivamente tramite i servizi telematici resi disponibili dall’Agenzia delle entrate, pena il rifiuto dell’operazione di versamento;

b) nel caso in cui l’importo del credito utilizzato in compensazione risulti superiore all’ammontare massimo fruibile, anche tenendo conto di precedenti utilizzi, il relativo modello F24 è scartato. Lo scarto è comunicato al soggetto che ha trasmesso il modello F24 tramite apposita ricevuta consultabile nell’area riservata del sito internet dell’Agenzia delle entrate;
c) con successiva risoluzione sono impartite le istruzioni per la compilazione del modello F24.
La comunicazione della cessione del credito d’imposta avviene esclusivamente a cura del soggetto cedente con le funzionalità rese disponibili nell’area riservata del sito internet dell’Agenzia delle entrate.
La comunicazione della cessione del credito può avvenire a decorrere dal momento in cui lo stesso risulta utilizzabile da parte del cedente.
Il cessionario è tenuto a comunicare l’accettazione del credito ceduto utilizzando direttamente le funzionalità previste.
Dopo l’accettazione, alle stesse condizioni applicabili al cedente e nei limiti dell’importo ceduto, il cessionario utilizza il credito d’imposta con le stesse modalità previste per il soggetto cedente.
In alternativa all’utilizzo diretto, i cessionari possono ulteriormente cedere i crediti d’imposta ad altri soggetti.
La comunicazione dell’ulteriore cessione del credito avviene esclusivamente da parte del soggetto cedente con le funzionalità rese disponibili nell’area riservata del sito internet dell’Agenzia delle entrate.
Il successivo cessionario utilizza il credito d’imposta secondo le stesse modalità e condizioni applicabili al cedente, dopo l’accettazione della cessione da comunicare esclusivamente a cura dello stesso cessionario con le medesime funzionalità sopra descritte.