Edilizia – CNCE: Comunicato 30/9/2020

La CNCE, con comunicato del 30/9/2020, fornisce i primi chiarimenti sul Regolamento Fondo Incentivo Occupazione

La CNCE, in relazione al Regolamento per il funzionamento del Fondo Incentivo Occupazione, siglato con accordo delle parti sociali il 10 settembre 2020, ha fornito le seguenti indicazioni:
1) Il termine previsto del 30 settembre 2020 entro cui far pervenire le istanze di accesso all’incentivo da parte delle imprese, in via del tutto eccezionale e solo per le assunzioni con contratto di lavoro subordinato a tempo pieno e indeterminato o trasformazioni dei contratti di lavoro a tempo indeterminato riferiti al periodo dal 1° gennaio al 30 settembre 2020, è prorogato al 31 ottobre 2020. Di conseguenza, le relative graduatorie saranno effettuate dalle Casse e trasmesse alle imprese entro il successivo 30 novembre 2020.
2) Il Fondo Incentivo Occupazione (FIO), che entra in vigore a partire dal 1° settembre 2020, riconosce quale “UNA TANTUM” per ogni lavoratore assunto, stante determinate condizioni, la somma di € 600,00 da portare in compensazione sui contributi dovuti alla Cassa Edile/Edilcassa territoriale e un bonus formazione pari a € 150,00.
Secondo la scheda di sintesi allegata al comunicato della CNCE, l’incentivo è rivolto alle IMPRESE che presentano i seguenti requisiti:
– abbiano effettuato assunzioni con contratto di lavoro subordinato a tempo pieno e indeterminato, anche in apprendistato professionalizzante, o abbiano proceduto alla trasformazione di contratto a tempo determinato a partire dal 1° gennaio 2020.
L’incentivo sarà riconosciuto per un numero di assunzioni e/o trasformazioni non superiore al 30% della media dei lavoratori a tempo indeterminato in forza nel precedente anno in CE/ED e comunque il beneficio è riconosciuto nel caso di assunzione e/o trasformazione di almeno 1 lavoratore, indipendentemente dal numero degli occupati (con possibilità di una sola ulteriore richiesta trascorsi 12 mesi dall’ultima compensazione); al lavoratore riassunto dal medesimo datore di lavoro l’incentivo è riconosciuto una sola volta.
– siano regolari con i versamenti a livello nazionale sia al momento della presentazione dell’istanza che all’atto della compensazione. l’impresa si considera regolare anche in caso di rateizzazione dei versamenti maturati e scaduti al momento dell’assunzione
– saranno privilegiate le imprese con maggiore anzianità di iscrizione presso la Cassa Edile/Edilcassa competente per l’invio della richiesta e dove risulta iscritto il lavoratore
– non abbiano proceduto a licenziamenti individuali o collettivi per giustificato motivo oggettivo nei 6 mesi precedenti l’assunzione, per gli operai occupati nella medesima unità produttiva con il medesimo livello contrattuale e con medesime mansioni
– i lavoratori interessati non abbiano compiuto 30 anni (29 anni e 364 giorni)

Scade il 20 ottobre 2020 il 4° trimestre di Contribuzione al Fondo Sanimoda

Scade il 20 ottobre 2020 la contribuzione del 4° trimestre al Fondo di assistenza sanitaria Sanimoda per i lavoratori dell’industria della Moda

L’iscrizione dei lavoratori a Sanimoda è pagata con un contributo mensile a carico dell’azienda.Possono registrarsi al fondo le aziende che applicano i seguenti CCNL:
• Tessile abbigliamento industria
• Occhialeria
• Penne
• Spazzole, pennelli, scope
• Pelle-cuoio e Ombrelli-ombrelloni
• Giocattoli

• Calzature
La contribuzione a SANIMODA è trimestrale anticipata, secondo il seguente schema di versamento:
– 20 gennaio 1° trimestre (gennaio, febbraio, marzo)
– 20 aprile 2° trimestre (aprile, maggio, giugno)
– 20 luglio 3° trimestre (luglio, agosto, settembre)
– 20 ottobre 4° trimestre (ottobre, novembre, dicembre)
Per contribuzione si intende la creazione della distinta, la ricezione del bonifico di pari importo ed il loro corretto abbinamento. Le procedure relative all’iscrizione e alla contribuzione al fondo sono consultabili nel Manuale operativo del fondo I dati per effettuare i bonifici di contribuzione sono i seguenti:
Beneficiario: SANIMODA, Codice IBAN: IT08 X030 6909 6061 0000 0154 628

Gestione delle attività previste dai Patti per l’Inclusione al termine dei 18 mesi di fruizione

Con riferimento ai Patti per l’Inclusione e ai Progetti Utili alla Collettività, il Ministero del lavoro – con nota n. 7605/2020 – fornisce chiarimenti circa la gestione delle attività previste al termine dei 18 mesi di fruizione del beneficio da parte dei nuclei familiari beneficiari in caso di presentazione di una nuova domanda di Reddito di Cittadinanza e conseguente nuova ammissione ai benefici, conformemente a quanto previsto dall’articolo 3, comma 6, del DL 4/2019.

Il DL 4/2019 all’articolo 4, comma 13, prevede che “Il Patto per l’inclusione sociale, ove non diversamente specificato, assume le caratteristiche del progetto personalizzato di cui all’articolo 6 del decreto legislativo n. 147 del 2017 e, conseguentemente, ai fini del Rdc e ad ogni altro fine, il progetto personalizzato medesimo ne assume la denominazione”. Il comma 7, del citato articolo 6, prevede che la durata del progetto può eccedere la durata del beneficio economico.
Le attività previste dal Patto per l’inclusione sociale possono proseguire quindi anche una volta che il nucleo familiare abbia percepito il beneficio economico per le 18 mensilità previste. I relativi costi potranno essere posti a valere sulle risorse della Quota Servizi Fondo Povertà o del PON Inclusione. Tuttavia, una volta terminata la fruizione del beneficio economico, la condizionalità in capo al nucleo familiare beneficiario (l’obbligo di porre in essere quanto previsto dal Patto per l’inclusione) decade, pertanto la prosecuzione delle attività previste dal Patto può avvenire solo su base volontaria.
Qualora un nucleo familiare già beneficiario RdC dovesse presentare nuovamente domanda ed essere ammesso al Reddito di cittadinanza, dovrà essere lavorata la nuova domanda, fermo restando l’opportunità di fare tesoro del percorso fatto con i componenti del nucleo eventualmente già presi in carico, confermando la valutazione multidimensionale e il relativo patto. Sulla Piattaforma GePI, al riguardo, si stanno predisponendo le opportune modifiche al fine di garantire continuità nella gestione del nucleo familiare già beneficiario RdC, malgrado la sospensione.
Per quanto riguarda le attività previste dai Progetti Utili alla Collettività (PUC) si ritiene che debbano essere sospese poiché, come previsto dalla normativa in vigore, il premio speciale unitario si può applicare solo ai beneficiari del RDC. Pertanto, nel periodo in cui il nucleo familiare non percepisce più il Reddito di Cittadinanza, i componenti che dovessero continuare a svolgere i PUC sarebbero privi della copertura assicurativa dell’INAIL, garantita centralmente.
Resta ferma la possibilità per i Comuni di accordarsi direttamente con INAIL per garantire la copertura assicurativa alle persone coinvolte su base volontaria in tali attività che non beneficiano del RDC.
Infine il Ministero del lavoro ricorda che, qualora il richiedente già beneficiario RdC al termine dei 18 mesi di fruizione del beneficio presenti una nuova domanda RdC, l’erogazione del beneficio riprenderà dal mese successivo a quello di presentazione della domanda.

Per la compensazione dei crediti d’imposta sui canoni di locazione va utilizzato l’F24 ordinario

I crediti d’imposta di cui agli art. 65 del Decreto Cura Italia e art. 28 del Decreto Rilancio, istituiti per essere utilizzati per lo più da soggetti privati, possono essere compensati dai cessionari solo mediante il modello F24 “ordinario”, soggetto a specifiche procedure di controllo preventivo, non essendo consentito l’utilizzo del modello F24 EP. Pertanto, in caso di crediti spettanti ad un ente pubblico, che di regola per i pagamenti utilizza il modello F24 enti pubblici, quest’ultimo può compensare i crediti di imposta spettanti sui canoni di locazione utilizzando il modello F24 “ordinario”. Solo il pagamento dei debiti che residuano può essere effettuato con modello F24 EP (Agenzia Entrate – risposta 30 settembre 2020, n. 420).

Il Decreto Cura Italia attribuisce, per l’anno 2020, ai soggetti esercenti attività d’impresa che nel mese di marzo hanno dovuto chiudere per l’emergenza Covid-19, un credito d’imposta nella misura del 60% dell’ammontare del canone di locazione per gli immobili rientranti nella categoria catastale C/1.

Il Decreto Rilancio dispone a sua volta che ai soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione, con ricavi o compensi non superiori a 5 milioni di euro nel periodo d’imposta precedente, spetta un credito d’imposta nella misura del 60% dell’ammontare mensile del canone di locazione, di leasing o di concessione di immobili ad uso non abitativo destinati allo svolgimento dell’attività industriale, commerciale, artigianale, agricola, di interesse turistico o all’esercizio abituale e professionale dell’attività di lavoro autonomo.

I soggetti beneficiari dei crediti d’imposta possono, in luogo dell’utilizzo diretto, optare per la cessione, anche parziale, degli stessi ad altri soggetti, ivi inclusi il locatore o il concedente, a fronte di uno sconto di pari ammontare sul canone da versare, gli istituti di credito e altri intermediari finanziari. A tal fine, per consentire ai cessionari di utilizzare in compensazione i crediti d’imposta ricevuti, tramite modello F24″ sono stati istituiti “i seguenti codici tributo:

– “6930” denominato “Botteghe e negozi – Utilizzo in compensazione del credito da parte del cessionario – art. 122 del D.L. n. 34 del 2020”;

– “6931” denominato “Canoni di locazione immobili non abitativi e affitto di azienda – utilizzo in compensazione del credito da parte del cessionario – art. 122 del D.L. n. 34 del 2020”.

Va precisato che i suddetti crediti possono essere compensati dai cessionari solo mediante il modello F24 “ordinario”, soggetto a specifiche procedure di controllo preventivo, non essendo consentito l’utilizzo del modello F24 EP, istituito per eseguire il pagamento delle ritenute alla fonte, dell’Irap, dei tributi erariali e comunali, dei contributi previdenziali e dei premi INAIL da parte degli enti pubblici

Sismabonus per gli acquirenti delle unità immobiliari

I benefici fiscali previsti dal sisma bonus, nel caso di imprese che, ai fini della successiva alienazione, avessero realizzato, dopo il 1° gennaio 2017, delle ristrutturazioni o ricostruzioni, mediante demolizione, di immobili – con documentato miglioramento sismico di una o più classi – sono estesi agli acquirenti delle predette unità immobiliari (AGENZIA DELLE ENTRARE – Risposta 01 ottobre 2020, n. 423).

Il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici – Servizio tecnico centrale- ha chiarito che il comma 1-septies) dell’articolo 16 del decreto legge n. 63 del 2013, come modificato dall’articolo 8 del decreto legge n. 34 del 30 aprile 2019 “tenuto conto della circostanza che l’estensione alle zone 2 e 3 è intervenuta successivamente al DM n. 58/2017, ha inteso concedere la possibilità che i benefici fiscali previsti dal sisma bonus, nel caso di imprese che, ai fini della successiva alienazione, avessero realizzato, dopo il 1° gennaio 2017, delle ristrutturazioni o ricostruzioni, mediante demolizione, di immobili – con documentato miglioramento sismico di una o più classi – siano estesi agli acquirenti delle predette unità immobiliari”.
Sulla base di quanto sopra esposto, l’Amministrazione Finanziaria ritiene che, nel caso in esame, l’ottenimento dei benefici fiscali di cui all’articolo 16, comma 1-septies, spetta agli acquirenti delle unità immobiliari ubicate nelle zone sismiche 2 e 3, oggetto di interventi le cui procedure autorizzatorie sono iniziate dopo il 1° gennaio 2017 ma prima del 1° maggio 2019, data di entrata in vigore delle nuove disposizioni, anche se l’asseverazione di cui all’articolo 3 del D.M. n. 58 del 2017 non è stata presentata contestualmente alla richiesta del titolo abilitativo.
Nella fattispecie,oggetto d’interpello, la società istante si occupa di costruzione e ristrutturazione immobiliare, opera nel territorio di un comune classificato a rischio sismico 3. La società dichiara di essere proprietaria, nel medesimo comune di un immobile assoggettato a intervento di ristrutturazione edilizia mediante demolizione e ricostruzione.
I lavori garantiscono la messa in sicurezza sismica dell’edificio e comportano la realizzazione di più unità immobiliari a uso civile abitazione.
Con riferimento a tale intervento, la società ha richiesto, il permesso di costruire, che è stato rilasciato dal Comune, la società ha presentato la comunicazione di inizio lavori, depositando contestualmente la relazione tecnica per l’ottenimento dei benefici fiscali legati agli interventi antisismici, con in allegato l’asseverazione prevista dal D.M. 58/2017, dalla quale risulta una riduzione di oltre due classi di rischio sismico.
Tanto premesso, l’istante chiede di sapere se gli acquirenti delle unità immobiliari potranno fruire della detrazione del prezzo di acquisto prevista dall’articolo 16, comma 1-septies del D.L. 63/2013. Il dubbio interpretativo è dovuto al fatto che l’agevolazione in esame inizialmente si applicava ai soli immobili situati in zona sismica 1, mentre dal 1° maggio 2019 è stata estesa anche a quelli situati nelle zone sismiche 2 e 3.
Con riferimento al quesito posto dalla società, il Fisco ritiene che gli acquirenti delle unità immobiliari possano fruire della detrazione di cui all’articolo 16-septies del decreto legge n. 63 del 2013, considerato che, secondo quanto dichiarato dall’istante, le “procedure autorizzatorie”per l’intervento di demolizione e ricostruzione sono iniziate dopo il 1° gennaio 2017 ma prima del 1° maggio 2019 (la domanda per l’ottenimento del permesso a costruire è stata presentata in data … dicembre 2017, il comune di … ha rilasciato il permesso a costruire in data … dicembre 2018, il … 2019 è stata presentata la comunicazione di inizio lavori e la relazione tecnica per l’ottenimento dei benefici fiscali legati agli interventi antisismici).