Firma digitale: data di attestazione certa

La firma digitale corredata da marca temporale, se rispondente ai requisiti previsti dalle norme e dalle regole tecniche vigenti, è idoneo a garantire la certezza della data di emissione, da parte dell’ente di certificazione accreditato, dell’attestato di conformità (Agenzia Entrate – risposta 18 ottobre 2021, n. 725).

L’art. 1, co. 11, L. n. 232/2016 stabilisce che per beneficiare dell’iper ammortamento l’impresa richiedente è tenuta a produrre per i beni aventi ciascuno un costo di acquisizione superiore a 500.000 euro, una perizia tecnica giurata rilasciata da un ingegnere o da un perito industriale iscritti nei rispettivi albi professionali ovvero un attestato di conformità rilasciato da un ente di certificazione accreditato, attestanti che il bene possiede caratteristiche tecniche tali da includerlo negli elenchi di cui all’allegato A o all’allegato B annessi alla legge ed è interconnesso al sistema aziendale digestione della produzione o alla rete di fornitura.

La predetta disposizione è stata richiamata anche dalle successive leggi di bilancio che hanno prorogato la disciplina dell’iper ammortamento e della maggiorazione relativa ai beni immateriali (art. 1, co. 33, L. n. 205/2017; art. 1, co. 63, L. n. 145/2018).

Nello stesso senso si esprime l’art. 1, co. 195, L. n. 160/2019 relativamente al credito di imposta per investimenti in beni strumentali nuovi, stabilendo che per i beni di costo unitario di acquisizione superiore a 300.000 euro, le imprese sono tenute a produrre una perizia tecnica, semplice rilasciata da un ingegnere o da un perito industriale iscritti nei rispettivi albi, professionali o un attestato di conformità rilasciato da un ente di certificazione, accreditato, da cui risulti che i beni possiedono caratteristiche tecniche tali da includerli negli elenchi di cui ai richiamati allegati A e B annessi alla L. n. 232/2016 e sono interconnessi al sistema aziendale di gestione della produzione o alla rete di fornitura.

Al riguardo, la circolare n. 4/E del 30 marzo 2017 ha precisato che la perizia deve essere acquisita dall’impresa entro il periodo di imposta in cui il bene entra in funzione, ovvero, se successivo, entro il periodo di imposta in cui il bene è interconnesso al sistema aziendale di gestione della produzione o alla rete di fornitura.

La successiva risoluzione n. 152/E del 15 dicembre 2017, ha fornito i chiarimenti necessari per ovviare alle possibili difficoltà che i professionisti incaricati della perizia giurata avrebbero potuto incontrare per il rispetto del termine del 31 dicembre 2017 (che, per la generalità dei soggetti, costituiva il termine di chiusura del periodo d’imposta agevolabile).

All’epoca, infatti, con riferimento al caso della perizia tecnica giurata, erano state segnalate possibili difficoltà per il rispetto di tale termine nelle situazioni in cui l’entrata in funzione e l’interconnessione dei beni agevolabili, nonché, in caso di beni e impianti complessi realizzati in appalto, la stessa consegna e le fasi di collaudo e accettazione, fossero avvenute proprio a ridosso degli ultimi giorni dell’anno; in queste situazioni, infatti, il professionista avrebbe potuto incontrare oggettive difficoltà a completare la procedura con il giuramento.

Con la risoluzione in argomento è stata accolta una soluzione che, pur mantenendo fermo il rispetto del termine del 31 dicembre 2017 per l’effettuazione della verifica delle caratteristiche tecniche dei beni e dell’interconnessione, ha consentito al professionista di procedere al giuramento della perizia anche nei primi giorni successivi al 31 dicembre 2017.

Pertanto, nella descritta situazione, è stata ritenuta sufficiente la consegna all’impresa, da parte del professionista incaricato, di una perizia asseverata (e, quindi, dotata comunque di assunzione di responsabilità circa la certezza e la veridicità dei suoi contenuti) entro la data del 31 dicembre 2017.

Visto che, in tale situazione, veniva a mancare uno strumento (il giuramento) che garantisse la certezza della sussistenza, entro la predetta data, delle caratteristiche tecniche dei beni e dell’interconnessione, la risoluzione ha previsto che la consegna entro il 31 dicembre 2017 della perizia asseverata e la sua acquisizione da parte dell’impresa dovesse risultare da un atto avente data certa (ad esempio, plico raccomandato senza busta oppure posta elettronica certificata) e che, ovviamente, il documento successivamente esibito per il giuramento dovesse essere esattamente il medesimo inviato all’impresa.

In seguito, con la circolare n. 48610 del 1° marzo 2019 il Ministero dello Sviluppo Economico ha affermato che, in caso di perizia giurata, ai fini della decorrenza degli effetti dell’iper ammortamento è sufficiente che entro la data di chiusura del periodo d’imposta si proceda al giuramento della perizia medesima, non essendo necessario dimostrare in altri modi la data certa di acquisizione da parte dell’impresa.

Ciò posto, sentito il Ministero dello Sviluppo Economico, si ritiene che il principio contenuto nella circolare appena citata possa essere esteso, con i dovuti adattamenti, anche alla fattispecie dell’attestato di conformità rilasciato da un ente di certificazione accreditato.

In tal caso, quindi, ai fini della decorrenza degli effetti dell’agevolazione è sufficiente che entro la data di chiusura del periodo d’imposta si proceda all’emissione di un attestato di conformità, munito di data certa, dal quale risulti la sussistenza delle caratteristiche tecniche dei beni e dell’interconnessione; in questa ipotesi, non sarà necessario dimostrare in altri modi la data certa di acquisizione dell’attestato da parte dell’impresa.

A tale riguardo, l’Agenzia delle Entrate conferma l’idoneità dello strumento della firma digitale con apposizione di marca temporale ad attestare in modo certo ed inequivocabile la data di emissione dell’attestato.

Credito d’imposta per botteghe e negozi ed esercizio di attività “essenziali”

L’Agenzia delle entrate, con la risposta del 15 ottobre 2021, n. 714, ha fornito chiarimenti sul credito d’imposta per botteghe e negozi ed esercizio di attività “essenziali”.

Nel caso di specie, la società istante fa parte del gruppo internazionale, società di diritto europeo operante nel settore del lusso, tra le diverse divisione in cui è suddivisa, opera anche nel settore del commercio al dettaglio mediante la sua rete di punti vendita presenti sul territorio italiano, commercializzando prodotti cosmetici e di profumeria.
Chiede il parere dell’Agenzia delle Entrate in merito all’applicabilità dell’articolo 65 del decreto legge n. 18 del 2020 rubricato “Credito d’imposta per botteghe e negozi “, tenendo in considerazione le particolari problematiche che la stessa si è trovata a fronteggiare nel periodo immediatamente successivo all’emanazione dei DPCM sopra menzionati, oltre che dei protocolli di sicurezza emanati per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus COVID-19, volti a consentire lo svolgimento delle attività d’impresa riducendo i rischi di contagio per dipendenti e potenziali clienti.

L’articolo 65, comma 1, del decreto legge 17 marzo 2020, n. 18 (“Decreto cura Italia”), convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, stabilisce che “al fine di contenere gli effetti negativi derivanti dalle misure di prevenzione e contenimento connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19, ai soggetti esercenti attività d’impresa è riconosciuto, per l’anno 2020, un credito d’imposta nella misura del 60 per cento dell’ammontare del canone di locazione, relativo al mese di marzo 2020, di immobili rientranti nella categoria catastale C/1”.
Per poter beneficiare del credito d’imposta il locatario deve:
– essere titolare di un’attività economica, di vendita di beni e servizi al pubblico, oggetto di sospensione, in quanto non rientrante tra quelle identificate come essenziali;
– essere intestatario di un contratto di locazione di immobile rientrante nella categoria catastale C/1;
– avere effettivamente corrisposto il canone di locazione relativo al mese di marzo 2020.
Il soggetto beneficiario può, “in luogo dell’utilizzo diretto, optare per la cessione, anche parziale”, del credito d’imposta ad altri soggetti, entro il 31 dicembre 2021.
Il credito d’imposta in esame non concorre alla formazione del reddito ai fini delle imposte sui redditi e del valore della produzione ai fini dell’IRAP e non rileva ai fini del rapporto di cui agli articoli 61 e 109 , comma 5, del TUIR.
Pertanto, il credito d’imposta botteghe e negozi non spetta per le attività di commercio al dettaglio e dei servizi per la persona non soggette agli obblighi di chiusura, in quanto identificate come essenziali.
Tra le attività essenziali vi è il “commercio al dettaglio di articoli di profumeria, prodotti per toletta e per l’igiene personale” cui è riconducibile l’attività svolta dalla Divisione della società istante consistente nel commercio al dettaglio di articoli di profumeria e cosmetici.
La disposizione in questione, che qualifica come essenziale l’attività di “commercio al dettaglio di articoli di profumeria, prodotti per toletta e per l’igiene personale” è rimasta in vigore anche a seguito dell’emanazione dei successivi provvedimenti governativi.
Con riferimento al caso di specie, la società istante, pur potendo continuare ad esercitare l’attività della propria Divisione, consistente nel commercio al dettaglio di prodotti di profumeria e cosmetici, si è tuttavia trovata nell’impossibilità oggettiva di rispettare le prescrizioni contenute nel Protocollo del 14 marzo 2020 e nella normativa emergenziale, prescrizioni volte a garantire la salubrità e la sicurezza degli ambienti di lavoro e delle modalità lavorative e quindi la tutela della salute dei lavoratori e della clientela stessa.
Non è stato possibile reperire tempestivamente (nel mese di marzo 2020) sul mercato un numero sufficiente di dispositivi di protezione né individuare fornitori in grado di soddisfare le richieste della società istante che, pertanto, si è trovata costretta a sospendere l’attività svolta dalla Divisione.
Tuttavia, l’articolo 65, comma 2, del Decreto cura Italia esclude l’applicazione del “credito d’imposta per botteghe e negozi” “alle attività di cui agli allegati 1 e 2 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 11 marzo 2020”, ovvero a quelle attività non interessate, in quanto ritenute essenziali, dalla sospensione prevista dal D.P.C.M. 11 marzo 2020.
E tra tali attività rientra anche quella svolta dalla Divisione della società istante, consistente nel commercio al dettaglio di prodotti di profumeria e cosmetici, riconducibile al “commercio al dettaglio di articoli di profumeria, prodotti per toletta e per l’igiene personale” di cui all’allegato 1 al D.P.C.M. 11 marzo 2020.
L’Agenzia ritiene pertanto che il “credito d’imposta per botteghe e negozi” di cui all’articolo 65 del Decreto cura Italia non possa essere riconosciuto con riferimento ai locali condotti in locazione dalla Divisione della società istante; tuttavia, ricorrendone i requisiti, potrà usufruire, per lo stesso mese di marzo 2020, del credito d’imposta per i canoni di locazione degli immobili a uso non abitativo e affitto d’azienda, previsto dall’articolo 28 del decreto legge n. 34 del 2020 (circolare n. 14/E del 6 giugno 2020).

COVID-19: contributo straordinario per servizi informativi di diffusione del contagio

Definiti i criteri di verifica e le modalità di erogazione degli stanziamenti previsti a favore delle emittenti locali televisive e radiofoniche, per l’anno 2021 (MISE – Decreto 10 settembre 2021)

Alle emittenti radiofoniche e televisive locali che si impegnano a trasmettere i messaggi di comunicazione istituzionale relativi all’emergenza sanitaria all’interno dei propri spazi informativi è riconosciuto, per l’anno 2021, un contributo straordinario per i servizi informativi connessi alla diffusione del contagio da COVID-19.
Entro dieci giorni dalla pubblicazione del presente provvedimento, il Ministero pubblicherà sul proprio sito web il decreto direttoriale di concessione del contributo straordinario alle emittenti locali in base alle graduatorie per l’anno 2019, con l’elenco degli importi spettanti.
Le emittenti radiotelevisive locali beneficiarie si impegnano a trasmettere all’interno dei propri spazi informativi i messaggi di comunicazione istituzionale relativi alle misure adottate dalle autorità pubbliche per fronteggiare l’emergenza di sanità pubblica e per superare la crisi economica causata dalla pandemia COVID-19 che saranno resi disponibili dal Ministero dello sviluppo economico. La Presidenza del Consiglio – Dipartimento per l’informazione e l’editoria alimenterà periodicamente la piattaforma messa a disposizione del Ministero informando la Direzione generale servizi di comunicazione elettronica, di radiodiffusione e postali del termine dell’operazione. Successivamente verranno generati i link per l’accesso ai messaggi istituzionali che verranno notificati mediante il sistema SICEM tramite l’invio di PEC alle emittenti beneficiarie con l’indicazione del periodo di trasmissione. Tale periodo sarà determinato dal Dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri che lo comunicherà via PEC all’indirizzo fondoemergenzecovid19@pec.mise.gov.it casella di posta elettronica attivata presso la Direzione generale servizi di comunicazione elettronica, di radiodiffusione e postali.
Il numero minimo dei messaggi che ogni emittente si impegna a trasmettere è fissato diversamente in ragione del contributo concesso.
I messaggi dovranno essere equamente distribuiti nelle ore di programmazione con l’impegno a garantire la messa in onda per una durata complessiva di almeno ventiquattro giorni compatibilmente con gli intervalli temporali di utilizzazione e di validità dei messaggi informativi che saranno resi disponibili.
I soggetti che intendono beneficiare del contributo straordinario, devono inviare apposita domanda firmata digitalmente per ogni marchio/palinsesto o emittente al Ministero dello sviluppo economico esclusivamente mediante l’apposita funzionalità pubblicata sul sistema SICEM entro quindici giorni dalla pubblicazione del decreto direttoriale con il quale saranno rese note anche le modalità operative per la presentazione della domanda. All’atto della domanda i soggetti si impegnano formalmente a mettere a disposizione gli spazi informativi appositamente indicati per la trasmissione dei messaggi di comunicazione istituzionale ricevuti relativi all’emergenza sanitaria.
In fase di compilazione della domanda, dovrà essere specificato il piano di messa in onda dei messaggi informativi con la sequenza dei passaggi giornalieri e l’indicazione dell’orario, dal giorno successivo alla data di scadenza fissata per la presentazione della domanda fino al termine della campagna. Tale operazione sarà oggetto di una verifica preventiva che, in caso di mancato rispetto del numero di passaggi minimi, come individuato nell’allegato, non permetterà l’invio della domanda.
Eventuali variazioni relative alla programmazione dei piani di diffusione dovranno essere comunicate tempestivamente all’indirizzo fondoemergenzecovid19@pec.mise.gov.it con le modalità e nel rispetto della durata minima e dei periodi fissati.
Il contributo è erogato, previa valutazione della domanda da parte del Ministero, a ciascun richiedente avente titolo, entro sessanta giorni dalla presentazione della domanda.
L’accettazione dell’impegno di cui sopra costituisce condizione di ammissibilità per accedere al contributo.
L’eventuale violazione dell’impegno costituirà causa di esclusione dal beneficio e, se accertata dopo la erogazione del contributo, comporterà la revoca che potrà essere parziale qualora la mancata diffusione non abbia riguardato la totalità dei messaggi inseriti nel piano di diffusione.

Fornitore che ha cessato la partita Iva: a rischio la detrazione dell’imposta

Anche se oggettivamente eseguite, le operazioni relative a prestazioni in subappalto fatturate da un’impresa individuale che ha cessato la partita Iva si considerano soggettivamente inesistenti, con la conseguente indetraibilità dell’Iva corrisposta in rivalsa. In tal caso, l’acquisizione del certificato camerale che attesta l’iscrizione del fornitore al registro imprese non rappresenta un valido strumento di prova della buona fede del committente, utile ad evitare il recupero dell’imposta per indebita detrazione. (Corte di Cassazione – Ordinanza 15 ottobre 2021, n. 28447).

La questione esaminata dalla Corte Suprema riguarda l’indebita detrazione di Iva per operazioni ritenute soggettivamente inesistenti, in relazione a fatture emesse da un fornitore che ha precedentemente cessato la partita Iva.
In particolare, la ditta fornitrice risultava priva di partita Iva, per averla cessata anni prima, e non aveva provveduto a versare la corrispondente imposta addebitata in fattura. Pertanto, sebbene la fattura riguardi operazioni oggettivamente eseguite, l’Agenzia delle Entrate, ritenendole soggettivamente inesistenti, ha recuperato l’IVA detratta dal contribuente (committente).
L’avviso di accertamento è stato impugnato dal contribuente che ha eccepito la propria buona fede, e l’incosapevole partecipazione alla frode fiscale, dimostrata attraverso l’acquisizione del certificato camerale dal quale non risultava la cessazione dell’impresa.
I giudici tributari hanno respinto il ricorso del contribuente osservando che, indipendentemente dalla buona fede del committente, le operazioni, anche se effettivamente eseguite, devono ritenersi soggettivamente inesistenti, in quanto fatturate da un soggetto senza partita Iva, che non ha versato l’Iva corrispondente. D’altra parte, in relazione alla buona fede del contribuente, i giudici hanno precisato che il controllo della partita IVA risulta facilmente esperibile con una interrogazione di “verifica della partita Iva”, mentre il certificato della camera di commercio prova soltanto che una impresa è iscritta al registro delle imprese, ma non fornisce alcun elemento in ordine alla effettiva operatività.

Su ricorso del contribuente, la Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici tributari e, dunque, la legittimità della pretesa tributaria.
La Corte Suprema ha affermato che in tema di Iva, l’Amministrazione finanziaria, la quale contesti che la fatturazione attenga ad operazioni soggettivamente inesistenti, inserite o meno nell’ambito di una frode carosello, ha l’onere di provare, anche solo in via indiziaria, non solo l’oggettiva fittizietà del fornitore ma anche la consapevolezza del destinatario che l’operazione si inseriva in una evasione dell’imposta.
La prova della consapevolezza dell’evasione richiede che l’Amministrazione finanziaria dimostri, in base ad elementi oggettivi e specifici non limitati alla mera fittizietà del fornitore, che il contribuente sapeva o avrebbe dovuto sapere, con l’ordinaria diligenza in rapporto alla qualità professionale ricoperta, che l’operazione si inseriva in una evasione fiscale, ossia che egli disponeva di indizi idonei a porre sull’avviso qualunque imprenditore onesto e mediamente esperto sulla sostanziale inesistenza del contraente.
L’Amministrazione finanziaria, dunque, non può limitarsi a dimostrare l’inidoneità operativa del cedente, ma deve dimostrare, altresì, che il cessionario quantomeno fosse in grado di percepire (o “avrebbe dovuto”) tale inidoneità in base alla sua diligenza specifica quale operatore medio del settore. Più in generale l’Amministrazione finanziaria ha l’onere di provare (in base ad elementi oggettivi, anche presuntivi) che il cessionario o committente si trovasse di fronte a circostanze indizianti dell’esistenza di irregolarità nell’operazione.
Qualora l’Amministrazione assolva a detto onere istruttorio, grava sul contribuente la prova contraria di avere adoperato, per non essere coinvolto in un’operazione volta ad evadere l’imposta, la diligenza massima esigibile da un operatore accorto, secondo criteri di ragionevolezza e di proporzionalità in rapporto alle circostanze del caso concreto, non assumendo rilievo, a tal fine, né la regolarità della contabilità e dei pagamenti, né la mancanza di benefici dalla rivendita delle merci o dei servizi.
Nella fattispecie, in tema di operazioni soggettivamente inesistenti, l’Amministrazione finanziaria ha assolto l’onere probatorio, circa l’oggettiva fittizietà della ditta subappaltatrice e la consapevolezza della contribuente del meccanismo fraudolento, avuto riguardo, da un lato, all’omesso versamento delle imposte da parte della ditta fatturante, quale circostanza rilevante per la qualificazione della società interposta come cartiera, e dall’altro, all’elemento oggettivo dell’avvenuta cessazione della partiva Iva da parte della ditta fatturante tempo prima delle operazioni, quale circostanza agevolmente riscontrabile dalla contribuente in base alla sua diligenza specifica quale operatore medio del settore (tramite interrogazione al servizio telematico “Verifica della partita Iva”) ed elemento sintomatico non solo della fittizietà della subappaltatrice fatturante ma anche della conoscibilità da parte della contribuente del meccanismo evasivo dell’Iva.
A fronte di tali elementi presuntivi, correttamente si sposta sul contribuente l’onere di fornire la prova contraria, che non può ritenersi assolto dall’acquisizione del certificato della Camera di Commercio. Ciò in quanto il certificato camerale prova soltanto che una impresa è iscritta al registro delle imprese, ma non fornisce alcun elemento in ordine alla effettiva operatività delle società fornitrici.

Credito d’imposta locazioni: chiarimenti dal Fisco

Fornite precisazioni sul credito d’imposta per i canoni di locazione degli immobili a uso non abitativo e affitto d’azienda (Agenzia delle entrate – Risposta 15 ottobre 2021, n. 711).

Nel caso di specie, la società istante S.r.l. esercita in via prevalente l’attività di commercio al dettaglio di confezioni per adulti (codice ATECO 47.71.10) tramite una pluralità di punti vendita localizzati a livello nazionale, con un fatturato 2019 superiore ad Euro 5.000.000.
In relazione al un credito d’imposta per i canoni di locazione degli immobili a uso non abitativo e affitto d’azienda, chiede di sapere se:
– la condizione del calo del fatturato di almeno il 50% debba essere verificata con riferimento all’intero complesso aziendale o con riguardo ad ogni singolo punto vendita;
– abbia diritto all’agevolazione, considerando che, per almeno un giorno in ciascun mese, la società ha avuto almeno un punto vendita situato in “zona rossa”.

L’articolo 28 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34 (“Decreto rilancio”) convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, introdotto al fine di contenere gli effetti negativi derivanti dalle misure di prevenzione e contenimento connesse all’emergenza epidemiologica da Covid-19, ha previsto un credito d’imposta per i canoni di locazione degli immobili a uso non abitativo e affitto d’azienda al sussistere di determinati requisiti soggettivi ed oggettivi.
L’articolo 8 del decreto legge 28 ottobre 2020, n. 137 (“Decreto ristori”), nella versione modificata dalla legge di conversione 18 dicembre 2020, n. 176, ha esteso il credito d’imposta di cui all’articolo 28 del decreto legge n. 34 del 2020 in relazione ai canoni di locazione degli immobili a uso non abitativo e di affitto d’azienda dei mesi di ottobre, novembre e dicembre 2020, “indipendentemente dal volume di ricavi e compensi registrato nel periodo d’imposta precedente”, alle “imprese operanti nei settori di cui ai codici ATECO riportati nell’Allegato 1” annesso al citato decreto legge.
L’articolo 8-bis del Decreto ristori estende il credito d’imposta previsto per i canoni di locazione e di affitto d’azienda di cui all’articolo 8 del decreto legge n. 137 del 2020 (istituito dall’articolo 28 del decreto legge n. 34 del 2020), con riferimento a ciascuno dei mesi di ottobre, novembre e dicembre 2020, alle imprese operanti nei settori riportati nell’Allegato 2 al decreto legge n. 137 del 2020 (in sostanza, nel commercio al dettaglio e nei servizi alla persona) e alle imprese che svolgono le attività di cui ai codici ATECO 79.1, 79.11 e 79.12, ovvero agenzie di viaggio, tour operator e servizi di prenotazione e attività connesse, che hanno la sede operativa nelle aree caratterizzate da uno scenario di massima gravità e da un livello di rischio alto (c.d. zone rosse), individuate con le ordinanze del Ministro della salute, adottate ai sensi dell’articolo 3 del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 3 novembre 2020 e dell’articolo 19-bis del decreto legge n. 137 del 2020.
Nel caso di specie, la società istante svolge in via prevalente l’attività di commercio al dettaglio di confezioni per adulti tramite una pluralità di punti vendita localizzati a livello nazionale, con un fatturato 2019 superiore ad Euro 5.000.000.
Il codice Ateco 47.71.10 “commercio al dettaglio di confezioni per adulti” rientra tra quelli riportati nell’Allegato 2 al decreto legge n. 137 del 2020, che consentono di fruire – come previsto dal più volte citato articolo 8-bis – del credito d’imposta di cui all’articolo 8 del decreto legge n. 137 del 2020 (che rinvia, in quanto compatibile, alla disciplina contenuta nell’articolo 28 del decreto legge n. 34 del 2020) relativamente ai canoni di locazione degli immobili a uso non abitativo e di affitto d’azienda per i mesi di ottobre, novembre e dicembre 2020.
Per quanto concerne la verifica della condizione della “diminuzione del fatturato o dei corrispettivi nel mese di riferimento di almeno il cinquanta per cento rispetto allo stesso mese del periodo d’imposta precedente”, “il calcolo del fatturato e dei corrispettivi relativi, rispettivamente, ai mesi di marzo, aprile e maggio del 2019 e del 2020, da confrontare al fine di verificare la riduzione percentuale disposta dall’articolo 28 del Decreto Rilancio, va eseguito prendendo a riferimento le operazioni eseguite nei mesi di marzo, aprile e maggio fatturate o certificate, e che, conseguentemente, hanno partecipato alla liquidazione periodica del mese di marzo 2019 (rispetto a marzo 2020), aprile 2019 (rispetto ad aprile 2020) e maggio 2019 (rispetto a maggio del 2020), cui vanno sommati i corrispettivi relativi alle operazioni effettuate in detti mesi non rilevanti ai fini Iva.
La data da prendere a riferimento è quella di effettuazione dell’operazione che, per le fatture immediate e i corrispettivi, è rispettivamente la data della fattura (nel caso di fattura elettronica il campo 2.1.1.3 “Data”) e la data del corrispettivo giornaliero, mentre per la fattura differita è la data dei DDT o dei documenti equipollenti richiamati in fattura (nel caso di fattura elettronica il campo 2.1.8.2 “DataDDT”).
Ad esempio, nel calcolo dell’ammontare del fatturato del mese di marzo 2020 e 2019, rilevante per il controllo del requisito della riduzione, andranno escluse le fatture differite emesse nei citati mesi (entro il giorno 15) relative ad operazioni effettuate nel corso dei mesi di febbraio 2020 e 2019, mentre andranno incluse le fatture differite di marzo 2020 e 2019 emesse entro il 15 aprile 2020 e 2019.
(…) Il calo del fatturato e dei corrispettivi deve essere verificato mese per mese” (circolare n. 14/E del 6 giugno 2020).
Il riferimento alla “diminuzione del fatturato o dei corrispettivi nel mese di riferimento” implica che il calcolo della diminuzione del fatturato debba essere effettuato tenendo conto dell’intera attività d’impresa.
Allorché risulti rispettato il requisito del calo del fatturato, per beneficare dell’agevolazione di cui all’articolo 8-bis del decreto legge n. 137 del 2020, è necessario che la società istante abbia la “sede operativa nelle aree del territorio nazionale, caratterizzate da uno scenario di massima gravità e da un livello di rischio alto, individuate con le ordinanze del Ministro della salute adottate ai sensi dell’articolo 3 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 3 novembre 2020 e dell’articolo 19-bis” del decreto legge n. 137 del 2020.
Tuttavia, il legislatore non ha espressamente disciplinato il caso di attività commerciali multipunto dislocate nel territorio nazionale con punti vendita collocati in “zone rosse, arancioni o gialle” né ha considerato la possibilità di cambiamento nel corso del medesimo mese del grado di rischio territoriale, con passaggi da zone escluse dall’agevolazione e viceversa per effetto delle ordinanze del Ministro della salute di cui all’articolo 3 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 3 novembre 2020 e all’articolo 19-bis del decreto legge n. 137 del 2020.
Al riguardo, considerata la finalità dell’agevolazione prevista dall’articolo 8-bis del decreto legge n. 137 del 2020, volta a ristorare le imprese per i canoni di locazione e affitto d’azienda corrisposti in relazione all’esercizio di attività localizzate in zone caratterizzate dall’applicazione di misure restrittive particolarmente efficaci per il contenimento dell’emergenza epidemiologica da Covid-19, e sulla scorta dell’innovativo tenore letterale della disposizione, si è dell’avviso che la società istante possa beneficiare, con riferimento ai mesi di ottobre, novembre e dicembre 2020 (sempreché risulti rispettato il requisito del calo del fatturato per ciascuno dei mesi indicati in precedenza rispetto agli stessi mesi del 2019) del credito di imposta per i canoni di locazione e affitto d’azienda relativi ai soli punti vendita che siano stati situati in “zona rossa” per almeno un giorno in ciascuno dei mesi di ottobre, novembre e dicembre 2020.
Più precisamente:
– per il mese di ottobre 2020, la società istante potrà beneficiare del credito d’imposta in esame con riferimento ai canoni di locazione e affitto d’azienda relativi ai punti vendita che, in tale mese, siano stati situati in “zona rossa” per almeno un giorno.
Al riguardo, essendo stata introdotta la possibilità di istituire le prime “zone rosse” soltanto con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 3 novembre 2020, per il mese di ottobre 2020, sarà possibile assimilare alle “zone rosse” le aree soggette ad analoghe restrizioni adottate sulla base di appositi provvedimenti di carattere regionale.
Affermato ciò in linea di principio, l’Agenzia evidenzia che, ad ogni modo, in sede di documentazione integrativa, la società Alfa S.r.l. ha dichiarato che “nessun punto vendita era situato in zona rossa nel mese di ottobre 2020”:
– per il mese di novembre 2020, la società istante potrà beneficiare del credito d’imposta in esame con riferimento ai canoni di locazione e affitto d’azienda relativi ai punti vendita che, in tale mese, siano stati situati in “zona rossa” per almeno un giorno;
– per il mese di dicembre 2020, la società istante potrà beneficiare del credito d’imposta in esame con riferimento ai canoni di locazione e affitto d’azienda relativi ai punti vendita che, in tale mese, siano stati situati in “zona rossa” per almeno un giorno.
Precisa che, a fini della individuazione delle “zone rosse” assumono rilevanza anche le restrizioni previste sull’intero territorio nazionale dall’articolo 1 del decreto legge 18 dicembre 2020, n. 172 (c.d. “Decreto Natale”), convertito, con modificazioni, dalla legge 29 gennaio 2021, n. 6, nei giorni festivi e prefestivi compresi tra il 24 dicembre 2020 e il 6 gennaio 2021 (rectius, 31 dicembre 2020 per quanto qui di interesse).
Al ricorrere dei requisiti sopra indicati, la società istante potrà beneficiare del credito d’imposta nella misura del 20% per i canoni di locazione e del 10% per i canoni di affitto d’azienda così come previsto dall’articolo 28, comma 3-bis, del Decreto rilancio per le “imprese esercenti attività di commercio al dettaglio, con ricavi o compensi superiori a 5 milioni di euro nel periodo d’imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore” del decreto legge n. 34 del 2020.