Cambio di destinazione d’uso a seguito di interventi di ristrutturazione ed ecobonus

Forniti chiarimenti sul cambio di destinazione d’uso unità abitativa a seguito di interventi di ristrutturazione ed ecobonus (Agenzia delle Entrate – Risposta 17 settembre 2021, n. 611).

Nel caso di specie, il contribuente intende effettuare interventi di recupero del patrimonio edilizio riconducibili all’articolo 16-bis,comma 1, lett. a) e seguenti, del d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (TUIR) nonché interventi di efficientamento energetico di cui all’articolo 14, comma 1, del decreto legge 4 giugno 2013, n. 63, su un’unità immobiliare residenziale (categoria catastale A/3) che al termine degli interventi verrà adibita a studio professionale con contestuale variazione di destinazione d’uso.
Si rammenta che l’articolo 16-bis del d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (TUIR) disciplina una detrazione, ai fini dell’IRPEF, pari al 36 per cento delle spese sostenute, fino ad un ammontare massimo complessivo delle stesse pari a 48.000 euro per unità immobiliare effettivamente rimaste a carico dei contribuenti che possiedono o detengono, sulla base di un titolo idoneo, l’immobile sul quale sono effettuati gli interventi ivi indicati, nella maggiore misura del 50 per cento e con il limite di spesa di 96.000,00 euro per unità immobiliare per le spese sostenute tra il 26 giugno 2012 ed il 31 dicembre 2021. La detrazione è ripartita in 10 rate annuali di pari importo.
Ai fini della detrazione, gli interventi devono essere eseguiti su edifici residenziali o su parti di edifici residenziali di qualunque categoria catastale, anche rurale, esistenti. Sono pertanto esclusi gli interventi realizzati su edifici o su parti di edifici non residenziali.
A differenza della detrazione spettante ai sensi del citato articolo 16-bis del TUIR, l’ecobonus di cui all’art. 14 D.L. n. 63/2013, invece, si applica a tutti gli edifici esistenti, anche non “residenziali”.
Pertanto, l’Istante non potrà fruire della detrazione di cui al citato articolo 16-bis del TUIR atteso che l’immobile a seguito degli interventi non avrà una destinazione d’uso abitativa in quanto sarà adibito a studio professionale della moglie.
Sarà, invece, possibile fruire dell’ecobonus di cui al citato articolo 14 del decreto legge n. 63 del 2013 atteso che tale detrazione spetta anche per interventi realizzati su immobili non abitativi, nel rispetto di tutti i requisiti e adempimenti richiesti dalla normativa.

Bonus investimenti in beni strumentali: discipline sovrapposte

L’Agenzia delle Entrate ha risposto ai dubbi in materia di “credito d’imposta per investimenti in beni strumentali”, riguardanti il periodo d’imposta a partire dal quale è possibile compensare la prima rata del credito di imposta spettante, la sovrapponibilità della disciplina prevista dalla Legge di Bilancio 2020 con quella introdotta dalla Legge di Bilancio 2021, la cumulabilità del bonus con i contributi regionali (Agenzia delle Entrate – Risposte nn. 602, 603 e 604 del 17 settembre 2021).

A decorrere dal 1° gennaio 2020, la disciplina degli incentivi fiscali previsti dal Piano Nazionale Impresa 4.0 è stata ridefinita con l’introduzione di un credito d’imposta per gli investimenti in beni strumentali nuovi, parametrato al costo di acquisizione degli stessi, cd. “bonus investimenti in beni strumentali” (Legge di Bilancio 2020). Il “bonus”, infatti, ha sostituito le preesistenti agevolazioni “super ammortamento” e “iper ammortamento” riguardanti gli investimenti in beni strumentali in chiave 4.0, che restano applicabili, a determinate condizioni, agli investimenti in beni strumentali effettuati fino al 31 dicembre 2019.
In base al comma 185 della Legge di Bilancio 2020, il credito d’imposta spetta per gli investimenti effettuati nell’intervallo temporale che va dal 1° gennaio 2020 e fino al 31 dicembre 2020 (ovvero entro il 30 giugno 2021 a condizione che entro la data del 31 dicembre 2020 il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20 per cento del costo di acquisizione).

Successivamente, la Legge di Bilancio 2021, ha esteso l’ambito temporale e rimodulato la disciplina del credito di imposta.
In particolare, in base al comma 1051 della Legge di Bilancio 2021, il credito d’imposta spetta per gli investimenti effettuati nell’intervallo temporale che va dal 16 novembre 2020 al 31 dicembre 2022 (o al 30 giugno 2023, a condizione che entro la data del 31 dicembre 2022 il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20 per cento del costo di acquisizione).

Tenuto conto dell’applicazione temporale delle suddette disposizioni, nel caso in cui gli investimenti eleggibili al credito d’imposta siano effettuati nell’intervallo di tempo che va dal 16 novembre 2020 al 30 giugno 2021, viene a verificarsi una parziale sovrapponibilità delle differenti regole (Legge di Bilancio 2020 e Legge di Bilancio 2021), in relazione agli investimenti aventi ad oggetto i beni materiali non 4.0, nonché ai beni ricompresi nell’allegato A e B annessi alla Legge n. 232 del 2016.
L’Agenzia delle Entrate ha precisato che il coordinamento delle due discipline agevolative sul piano temporale deve avvenire distinguendo gli investimenti per i quali alla data del 15 novembre 2020 (vale a dire anteriormente alla decorrenza della disciplina della Legge di Bilancio 2021), si sia proceduto all’ordine vincolante e sia stato versato l’acconto del 20 per cento. In questo caso, gli investimenti agevolabili, sempre se effettuati (vale a dire completati) entro il 30 giugno 2021, restano incardinati nella disciplina della Legge di Bilancio 2020. Viceversa, rientrano nella disciplina recata dalla Legge di Bilancio 2021 gli investimenti effettuati a partire dal 16 novembre 2020.

Ultimi chiarimenti sul regime speciale impatriati

L’Agenzia delle Entrate con le risposte del 16 settembre 2021, nn. 594 e 596 ha fornito chiarimenti sull’accesso al regime speciale dei lavoratori impatriati per i controesodati e per i lavoratori che svolgono in Italia l’attività lavorativa in smart working per una società estera.

I controesodati, iscritti all’Aire alla data del 31 dicembre 2019 e che beneficiavano del regime speciale per lavoratori impatriati, possono esercitare l’’estensione temporale del beneficio fiscale a ulteriori cinque periodi di imposta, con tassazione del 50% del reddito imponibile.

Infatti, il regime agevolativo non contiene alcuna limitazione per coloro che abbiano trasferito la residenza fiscale in Italia prima del 30 aprile 2019 e che alla data del 31 dicembre 2019 già beneficiavano del regime speciale per lavoratori impatriati.
Inoltre, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che il cittadino italiano iscritto all’Aire, dipendente di una società statunitense, può usufruire del regime speciale per lavoratori impatriati se rientra in Italia continuando a svolgere l’attività in modalità smart working per la stessa azienda straniera.
In presenza di figlio/a minorenne, inoltre, è possibile continuare a beneficiare dello sconto fiscale per altri cinque anni con tassazione del reddito agevolato nella misura ridotta del 50%.

STP: crediti d’imposta Industria 4.0 e per gli investimenti nel Mezzogiorno

Forniti chiarimenti sul credito d’imposta Industria 4.0 e credito d’imposta per gli investimenti nel Mezzogiorno per le società tra professionisti (Agenzia delle entrate – Risposta 16 settembre 2021, n. 600).

In relazione alla qualificazione del reddito prodotto dalle società tra professionisti, anche per le S.T.P. trovano conferma le previsioni di cui agli articoli 6, ultimo comma, e 81 del TUIR, per effetto delle quali il reddito complessivo delle società in nome collettivo e in accomandita semplice, delle società e degli enti commerciali di cui alle lettere a) e b) del comma 1 dell’art. 73, comma 1, lettere a) e b), da qualsiasi fonte provenga, è considerato reddito di impresa. Ai fini della qualificazione del reddito prodotto dalle S.T.P., non assume alcuna rilevanza, pertanto, l’esercizio dell’attività professionale, risultando a tal fine determinante il fatto di operare in una veste giuridica societaria.
In funzione di ciò, la società, a fronte di un programma di investimenti in beni strumentali, possa beneficiare sia del credito d’imposta Industria 4.0 ex articolo 1, comma 1057 e seguenti, della legge n. 178 del 2020 sia del credito d’imposta per gli investimenti nel Mezzogiorno ex articolo 1, commi 98-108, della legge n. 208 del 2015, in quanto, destinatari di entrambe le agevolazioni sono, quindi, i soggetti titolari di reddito di impresa, indipendentemente dalla natura giuridica assunta.
In relazione ai medesimi investimenti, è possibile cumulare i due benefici, a condizione che tale cumulo non porti al superamento del costo sostenuto per l’investimento.

Immobili vista mare: il bonus facciate è ammesso

È possibile fruire del “bonus facciate” per lavori relativi ad un edificio situato in prossimità della costa che risulta visibile “solo dal mare” e non anche da vie, strade o suoli pubblici (Agenzia delle Entrate – Risposta 16 settembre 2021, n. 595).

Il cd. “bonus facciate” prevede una detrazione del 90 per cento delle spese documentate sostenute negli 2020 e 2021 per interventi finalizzati al recupero o restauro della facciata esterna degli edifici esistenti ubicati in zona A o B.
Il beneficio ha lo scopo di incentivare gli interventi edilizi, finalizzati al decoro urbano, rivolti a conservare l’organismo edilizio, nel rispetto degli elementi tipologici, formali e strutturali dell’organismo stesso, in conformità allo strumento urbanistico generale ed ai relativi piani attuativi favorendo, altresì, lavori di miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici.
Ai fini dell’agevolazione, gli interventi devono essere:
– finalizzati al “recupero o restauro della facciata esterna;
– realizzati esclusivamente sulle “strutture opache della facciata, su balconi o su ornamenti e fregi”.
Nell’ipotesi in cui i lavori di rifacimento della facciata, ove non siano di sola pulitura o tinteggiatura esterna, riguardino interventi influenti dal punto di vista termico o interessino oltre il 10 per cento dell’intonaco della superficie disperdente lorda complessiva dell’edificio, gli interventi devono soddisfare i requisiti minimi di prestazione energetica negli edifici, e rispettare i valori limite della trasmittanza termica utile delle strutture componenti l’involucro edilizio.
L’Agenzia delle Entrate ha precisato, tra l’altro, che l’esplicito richiamo agli interventi realizzati esclusivamente sulle strutture opache della facciata, sui balconi, ornamenti e fregi, comporta che sono ammessi al “bonus facciate”, gli interventi sull’involucro “esterno visibile dell’edificio, vale a dire sia sulla parte anteriore, frontale e principale dell’edificio, sia sugli altri lati dello stabile (intero perimetro esterno)” e, in particolare, gli interventi sugli elementi della facciata costituenti esclusivamente la “struttura opaca verticale “.
Si tratta, a titolo esemplificativo, del consolidamento, del ripristino, del miglioramento e rinnovo dei predetti elementi costituenti la struttura opaca verticale della facciata stessa e della mera pulitura e tinteggiatura della superficie, del rinnovo degli elementi costitutivi dei balconi, degli ornamenti e dei fregi nonché dei lavori riconducibili al decoro urbano quali quelli riferiti alle grondaie, ai pluviali, ai parapetti, ai cornicioni e alla sistemazione di tutte le parti impiantistiche che insistono sulla parte opaca della facciata.
Una delle condizioni stabilite per accedere al “bonus facciate” è che la facciata sia visibile da vie, strade o suoli pubblici.
Pertanto, la detrazione non spetta per gli interventi effettuati sulle facciate interne dell’edificio, fatte salve quelle visibili dalla strada o da suolo ad uso pubblico, nonché per la sostituzione di vetrate, infissi, grate, portoni e cancelli.
In proposito, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che nel caso di interventi agevolabili relativi ad un edificio situato in prossimità della costa che risulta visibile “solo dal mare” e non anche da vie, strade o suoli pubblici, le spese sono ammesse a fruire del “bonus facciate”.
Ciò in considerazione della finalità dell’agevolazione di ripristino e mantenimento del decoro urbano, oltre che dalla circostanza che detti lavori non ricadono nelle esclusioni riguardanti lavori su facciate interne di un edificio o su superfici confinanti con spazi interni.