IRAP: soggetto il professionista che impiega di due dipendenti

In tema di IRAP, il presupposto dell’ “autonoma organizzazione” non ricorre quando il contribuente responsabile dell’organizzazione impieghi beni strumentali non eccedenti il minimo indispensabile all’esercizio dell’attività e si avvalga di lavoro altrui non eccedente l’impiego di un dipendente con mansioni esecutive (CORTE DI CASSAZIONE – Sez. VI civ. – Ordinanza 10 settembre 2021, n. 24450).

L’Agenzia delle entrate propone ricorso per cassazione, avverso la sentenza con la quale la Commissione tributaria regionale ha accolto l’appello proposto dal contribuente, esercente l’attività di medico di medicina generale convenzionato con il S.S.N., nei confronti della decisione di primo grado che aveva respinto il ricorso proposto dallo stesso contro il diniego opposto dall’Ufficio alla richiesta di rimborso dell’IRAP versata per gli anni precedenti. Riteneva la CTR che difettasse il presupposto impositivo dell’autonoma organizzazione, costituendo circostanza pacifica, in quanto non contestata, che il contribuente si fosse avvalso di un solo dipendente, addetto esclusivamente a funzioni esecutive.
Con il primo motivo l’Agenzia delle entrate denuncia l’omesso esame di un fatto decisivo oggetto di discussione tra le parti, e cioè che il contribuente si era avvalso, nel periodo in considerazione, di due lavoratrici dipendenti.
Con il secondo motivo si denuncia per non avere il contribuente assolto all’onere della prova, sullo stesso gravante, di dimostrare il numero dei collaboratori di cui si era avvalso e le mansioni agli stessi attribuite.
per la Corte di cassazione i due motivi, esaminabili congiuntamente, sono fondati.
Giova premettere che l’art. 2 del d.lgs. n. 446/1997 prevede quale presupposto per l’applicazione dell’IRAP «l’esercizio abituale di un’attività autonomamente organizzata diretta alla produzione o allo scambio di beni ovvero alla prestazione di servizi». La Corte costituzionale, con sentenza n. 156 del 2001, ha ritenuto legittima l’imposta in quanto non colpisce il lavoro autonomo in sé, ma la capacità produttiva che deriva dalla «autonoma organizzazione», non coincidente con l’autorganizzazione ma intesa come elemento impersonale ed aggiuntivo rispetto all’apporto del professionista. Alla luce della pronuncia della Consulta, nella giurisprudenza della Corte si è consolidato il principio secondo cui il requisito dell’autonoma organizzazione, il cui accertamento spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente: a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non  sia quindi inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di  organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui. Costituisce onere del contribuente che chieda il rimborso dell’imposta asseritamente non dovuta dare la prova dell’assenza delle predette condizioni. La nozione di autonoma organizzazione si definisce come «contesto organizzativo esterno», diverso ed ulteriore rispetto al mero ausilio dell’attività personale, e costitutivo di un quid pluris che secondo il comune sentire, del quale il giudice di merito è portatore ed interprete, sia in grado di fornire un apprezzabile apporto al professionista.
Con sentenza n. 9451 del 2016, le Sezioni Unite hanno inoltre chiarito che «In tema di imposta regionale sulle attività produttive, il presupposto dell’ “autonoma organizzazione” richiesto dall’art. 2 del d.lgs. n. 446 del 1997 non ricorre quando il contribuente responsabile dell’organizzazione impieghi beni strumentali non eccedenti il minimo indispensabile all’esercizio dell’attività e si avvalga di lavoro altrui non eccedente l’impiego di un dipendente con mansioni esecutive».
Si è inoltre osservato, con specifico riferimento all’attività professionale svolta dal contribuente, che «In tema di IRAP, la sussistenza del requisito dell’autonoma organizzazione determina l’assoggettamento del lavoratore autonomo (nella specie, medico convenzionato con il servizio sanitario nazionale) all’imposta, indipendentemente dai riflessi immediati che la stessa cagiona sull’entità del suo reddito, dovendo il giudice del merito accertare, in concreto, i presupposti della fattispecie impositiva, in considerazione della eventuale eccedenza, rispetto al minimo indispensabile per l’esercizio della professione, della dotazione dei mezzi strumentali a disposizione del professionista e delle specifiche modalità qualitative e quantitative delle prestazioni lavorative di cui egli si avvale».
Tanto premesso, risulta dal ricorso per cassazione e dalla documentazione allo stesso allegata che l’Ufficio aveva dedotto la circostanza che il professionista si era avvalso, negli anni oggetto dell’istanza di rimborso, di due lavoratrici dipendenti.
La CTR non ha preso in considerazione tale circostanza, il cui esame avrebbe potuto determinare un esito diverso del giudizio, omettendo altresì di accertare le mansioni in concreto svolte dalle collaboratrici e di valutare conseguentemente la rilevanza dell’apporto lavorativo ai fini della sussistenza del presupposto impositivo, tenuto altresì conto che l’onere probatorio circa l’insussistenza di un’autonoma organizzazione grava sul contribuente.
Il ricorso va dunque accolto.

Credito d’imposta a favore delle fondazioni per la promozione del welfare di comunità

Per il solo anno 2021, al fine di garantire il più ampio accesso al contributo riconosciuto sotto forma di credito di imposta in favore delle fondazioni, i termini delle delibere di impegno e della trasmissione dell’elenco delle fondazioni finanziatrici sono rispettivamente differiti al 30 novembre 2021 e al 10 dicembre 2021 (MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI – DECRETO 30 luglio 2021)

La legge di bilancio 2018 ha riconosciuto un contributo, sotto forma di credito d’imposta, pari al 65 per cento delle erogazioni effettuate nei periodi d’imposta successivi a quello in corso al 31 dicembre 2017, alle fondazioni di cui al decreto legislativo 17 maggio 1999, n. 153, relativamente ai progetti promossi dalle fondazioni medesime e finalizzati alla promozione di un welfare di comunità, attraverso interventi e misure di contrasto alle povertà, alle fragilità sociali e al disagio giovanile, di tutela dell’infanzia, di cura e assistenza agli anziani e ai disabili, di inclusione socio-lavorativa e integrazione degli immigrati nonché di dotazione di strumentazioni per le cure sanitarie, su richiesta degli enti di cui all’art. 114 della Costituzione, degli enti pubblici deputati all’erogazione di servizi sanitari e socio-assistenziali e, tramite selezione pubblica, degli enti del Terzo settore di cui al decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117, a condizione che le predette erogazioni siano utilizzate dai soggetti richiedenti nell’ambito dell’attività non commerciale (art. 1, comma 201, della legge 27 dicembre 2017, n. 205).
Il contributo è assegnato, fino a esaurimento delle risorse disponibili, pari a 100 milioni di euro per ciascuno degli anni 2019, 2020 e 2021, successivamente prorogato al 2022, ridotte ad un importo pari a 60 milioni di euro per ciascun anno a decorrere dal 1° gennaio 2019 secondo l’ordine temporale con cui le fondazioni comunicano all’Associazione di fondazioni e di casse di risparmio S.p.a. (ACRI) l’impegno a effettuare le erogazioni; il credito d’imposta può essere utilizzato esclusivamente in compensazione ai sensi dell’art. 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello di maturazione.
Ai fini del riconoscimento del credito d’imposta, le fondazioni comunicano all’Associazione di Fondazioni e di Casse di Risparmio S.p.a. (ACRI), entro il 30 settembre di ciascun anno, le delibere di impegno, con l’indicazione per ognuna della data, dei beneficiari, dei relativi importi assegnati e dell’ambito di intervento dei progetti finanziati.
ACRI trasmette all’Agenzia delle entrate, con modalità definite d’intesa, l’elenco delle fondazioni finanziatrici, per le quali sia stata riscontrata la corretta delibera d’impegno, in ordine cronologico di presentazione, con i relativi codici fiscali e importi, entro il 31 ottobre di ogni anno (Ministro del lavoro e delle politiche sociali decreto 29 novembre 2018).
Per il solo anno 2021, al fine di garantire il più ampio accesso al contributo riconosciuto sotto forma di credito di imposta in favore delle fondazioni di cui al decreto legislativo n. 153 del 1999, i termini sopra indicati sono rispettivamente differiti al 30 novembre 2021 e al 10 dicembre 2021.

Emergenza Covid-19: estensione del Green pass e zona gialla per la Sicilia

Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 217 del 10 settembre 2021, il D.L. 10 settembre 2021, n. 122 recante misure urgenti per fronteggiare l’emergenza da COVID-19 in ambito scolastico, della formazione superiore e socio sanitario-assistenziale. Inoltre, il Ministero della Salute con l’ordinanza 10 settembre 2021 ha confermato la zona gialla per la regione Sicilia fino al 26 settembre 2021.

Scuola

Le nuove norme restano in vigore sino al 31 dicembre prossimo, termine di cessazione dello stato di emergenza e disciplinano l’accesso in ogni struttura del sistema nazionale di istruzione e di formazione (compresi le strutture in cui si svolgono i corsi serali, i centri per l’istruzione degli adulti, i servizi educativi per l’infanzia, i sistemi regionali di istruzione e Formazione Tecnica Superiore e degli Istituti Tecnico Superiori e il sistema della formazione superiore).
Chiunque accede a tutte le strutture delle istituzioni scolastiche, educative e formative è tenuto a possedere la Certificazione Verde. Questa disposizione non si applica ai bambini, agli alunni e agli studenti nonché ai frequentanti i sistemi regionali di formazione, ad eccezione di coloro che prendono parte ai percorsi formativi degli Istituti tecnici superiori.
Il dirigente scolastico e i responsabili di tutte le istituzioni scolastiche, educative e formative hanno il compito di controllare il possesso del Green Pass da parte del lavoratore. Nel caso in cui l’accesso alle strutture sia motivato da ragioni di servizio o di lavoro, la verifica sul rispetto delle prescrizioni deve essere effettuata anche dai rispettivi datori di lavoro.

Università

Chiunque accede alle strutture del sistema nazionale universitario deve possedere ed è tenuto ad esibire la certificazione verde COVID-19.
I responsabili delle Università e delle istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica sono tenuti a verificare il rispetto delle prescrizioni. Le verifiche sono svolte a campione con le modalità individuate dalle Università. Nel caso in cui l’accesso alle strutture sia motivato da ragioni di servizio o di lavoro, la verifica sul rispetto delle prescrizioni deve essere effettuata anche dai rispettivi datori di lavoro.

Strutture residenziali

Le nuove norme entrano in vigore da 10 ottobre e saranno efficaci fino al 31 dicembre prossimo, termine di cessazione dello stato di emergenza, e applicano l’obbligo vaccinale nelle strutture residenziali, socio-assistenziali e sociosanitarie.
Le nuove norme si applicano a tutti i soggetti che svolgono, a qualsiasi titolo, la propria attività lavorativa nelle strutture residenziali, socio-assistenziali, sociosanitarie e hospice (RSA, strutture per anziani, ecc.).
Sono tenuti ad assicurare il rispetto dell’obbligo vaccinale i responsabili delle strutture e i datori di lavori dei soggetti che a qualunque titolo svolgono attività lavorativa sulla base di contratti esterni. Le modalità di verifica dell’adempimento dell’obbligo saranno definite con un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri adottato di concerto con il Ministro della salute, sentito il Garante per la protezione dei dati personali.

Esenzioni

Le misure del decreto per il personale del mondo scolastico, universitario e socio assistenziale non si applicano ai soggetti esenti dalla campagna vaccinale sulla base di idonea certificazione medica rilasciata secondo i criteri definiti dal Ministero della salute.

Zona gialla per la Regione Sicilia

Prorogata per ulteriori 15 giorni e quindi fino al 26 settembre 2021 la validità dell’ordinanza del Ministero della Salute del 27 agosto 2021 che ha sancito il passaggio dalla zona bianca alla zona gialla della regione Sicilia a causa dell’aumento dei contagi da Covid-19.

Pagate le prestazioni Fsba covid19 nell’artigianato

Accreditate al Fondo di Solidarietà Bilaterale dell’artigianato (FSBA), le risorse per pagare le prestazioni COVID19 che sono state trasferito agli Enti bilaterali regionali, iniziando i pagamenti diretti ad imprese e lavoratori.

Il giorno 9/9/2021 il Fondo FSBA ha pagato la cassa integrazione di giugno e luglio, per un totale di 20.108 pagamenti ed importo complessivo che in Toscana è stato di 14 milioni 262mila euro, comprensivo di contribuzione correlata.
L’azienda è tenuta ad inserire nella prima busta paga utile del lavoratore gli importi lordi, assoggettandoli soltanto ad Irpef. Per i dettagli dei pagamenti si può consultare la sezione Pagamenti (importo lordo) di ogni domanda FSBA in SINAWEB.
Rendicontare prima possibile in SINAWEB accelera notevolmente la tempistica dei pagamenti. Per questo agli utenti si richiede d’ora in poi di rendicontare ogni mensilità entro il giorno 24 del mese successivo. Fare questo consentirà di anticipare la richiesta di fondi al Ministero, col risultato di far pervenire molto prima le necessarie risorse pubbliche a FSBA, e quindi di effettuare i pagamenti della cassa integrazione in tempi più rapidi.

Contenzioso tributario: prova della regolare notificazione a mezzo del servizio postale

Per respingere la contestazione, con cui il contribuente destinatario di una cartella di pagamento neghi di averne ricevuto la notificazione, è sufficiente che l’Agente della riscossione dia la prova di avere eseguito regolarmente la notificazione a mezzo del servizio postale, mediante invio della raccomandata con avviso di ricevimento; e detta prova può essere fornita dall’Agente della riscossione mediante la produzione di copia dell’avviso di ricevimento, attestante la ricezione del plico raccomandato da parte del destinatario (Corte di cassazione – Sez. VI civ. – Ordinanza 08 settembre 2021, n. 24245).

Nel caso di specie, l’Agenzia delle entrate riscossione propone ricorso per cassazione nei confronti di una sentenza CTR, di accoglimento dell’appello proposto dal contribuente avverso una sentenza CTP, che aveva respinto il suo ricorso avverso un estratto di ruolo, nel quale erano elencate alcune cartelle di pagamento; la CTR ha ritenuto inammissibile la costituzione in giudizio dell’Agenzia delle entrate riscossione, siccome avvenuta a mezzo di avvocato del libero foro; ha, inoltre, rilevato che erroneamente l’Agenzia delle entrate riscossione si era limitata a produrre in giudizio i referti di notifica delle cartelle esattoriali, indicate nell’estratto di ruolo impugnato, mentre avrebbe dovuto altresì produrre le cartelle, cui tali referti si riferivano.
Secondo la più recente giurisprudenza di legittimità, con l’istituzione dell’Agenzia delle entrate riscossione si è passati dalla previsione di un’integrale ed esclusiva devoluzione del suo patrocinio all’Avvocatura dello Stato alla previsione di un patrocinio che può essere affidato anche ad avvocati del libero foro; il legislatore cioè, tenendo conto dell’esigenza di ampliare e rendere effettiva la difesa in giudizio della neo istituita Agenzia delle entrate riscossione, ha delineato un sistema nel quale, impregiudicata la generale facoltà dell’Agenzia anzidetta di farsi rappresentare anche da propri dipendenti delegati innanzi ai Tribunali, ai Giudici di pace ed alle Commissioni tributarie, in tutti i casi non espressamente riservati all’Avvocatura dello stato su base convenzionale, è consentito all’Agenzia delle entrate riscossione di avvalersi anche di avvocati del libero foro, secondo un meccanismo sostanzialmente automatico, dovendosi ritenere che la costituzione dell’Agenzia delle entrate riscossione a mezzo dell’Avvocatura dello Stato ovvero degli avvocati del libero foro postuli necessariamente ed implicitamente la sussistenza dei relativi presupposti di legge, senza bisogno di allegare documenti o prove al riguardo, neppure nel giudizio di legittimità.
L’orientamento di cui sopra ha ricevuto ulteriore conferma dall’art. 4 novies del d.l. n. 34 del 2019, convertito dalla legge n. 58 del 2019, recante norme di interpretazione autentica in materia di difesa in giudizio dell’Agenzia delle entrate riscossione; la norma in esame ha fornito un’interpretazione autentica dell’art. 1 comma 8 del d.l. n. 193 del 2016, chiarendo che il rapporto fra l’Agenzia delle entrate riscossione e l’Avvocatura dello Stato intanto assume un rilievo speciale in quanto sussista una convenzione fra tali due enti; e, nella specie, nessuna convenzione risulta essere stata stipulata fra i due enti.
Inoltre, secondo la giurisprudenza di legittimità, per respingere la contestazione, con cui il contribuente destinatario di una cartella di pagamento neghi di averne ricevuto la notificazione, è sufficiente che l’Agente della riscossione dia la prova di avere eseguito regolarmente la notificazione a mezzo del servizio postale, mediante invio della raccomandata con avviso di ricevimento; e detta prova può essere fornita dall’Agente della riscossione mediante la produzione di copia dell’avviso di ricevimento, attestante la ricezione del plico raccomandato da parte del destinatario, senza che sussista in capo all’Agente della riscossione l’onere di produrre in giudizio la copia integrale della cartella di pagamento notificata, anche perché la cartella esattoriale è la stampa del ruolo in unico originale, notificata alla parte, si che l’Agente della riscossione non sarebbe comunque in grado di produrre in giudizio le cartelle esattoriali, atteso che il suo unico originale è in possesso della parte debitrice.
Pertanto, la Corte di cassazione accoglie il ricorso proposto dall’Agenzia delle entrate riscossione.